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Liz Riding, Insegnante Bikram, Yin Yoga

Aggiornato il: gen 16



Liz ci racconta come si è avvicinata al mondo di Bikram Yoga e cosa l’ha portata a dedicare la sua vita all’insegnamento di questa pratica così intensa e coinvolgente.

«Ho fatto la mia prima lezione di Bikram Yoga nel 1998 a San Diego con un’amica, lavoravamo tutte e due nel mondo della moda e avevamo entrambe una vita talmente frenetica da non riuscire ad avere mai tempo per noi stesse. Avevo 33 anni e cominciavo a sentire l’impatto di quella vita. Avevo tutto ciò che mi serviva a livello materiale, economico, emotivo, con tanti amici e una famiglia che mi dava tutto il sostegno e lo spazio che mi servivano, ma ero super stressata e iniziavo a sentirmi troppo male per una persona della mia età. Facevo già yoga da cinque anni (Hatha Yoga e Iyengar Yoga), che mi aiutava, ma non mi dava quello che mi serviva, non mi scaricava e rilassava abbastanza.


Dunque, tornando al mio incontro con Bikram Yoga, ero ospite di questa mia amica per 3 giorni a San Diego e lei mi ha invitato a provare questo yoga che a suo dire era fantastico. Alle 6 di mattina ci siamo presentate, lo studio aveva aperto di recente e c’eravamo solo noi. È stata una delle esperienze più belle della mia vita: ho provato un senso di intimità, di fiducia, di benessere. Ho sentito subito che doveva diventare parte della mia vita. Tornata a casa a Londra, sono andata a provare in uno studio che recentemente aveva aperto in zona. La lezione è stata durissima, molto difficile, la sala era piena di londinesi stressati, scoppiava di adrenalina, di aggressione, di nervosismo, di competizione e la sentivo paradossalmente ancora più calda della mia prima lezione. A differenza di San Diego, questa volta non ero in vacanza, ma in un lungo periodo lavorativo complicato e stressante. Ho continuato facendo le 10 lezioni di fila e da lì ho capito che dovevo diventare insegnante. Volevo condividere, aiutare, fare stare bene questi “jet-set” stanchi, pallidi come degli zombi...come del resto stavo diventando anch’io!


Praticavo 3 volte a settimana, dedicando le mie vacanze alla pratica di Bikram. Ovunque andassi in vacanza nel mondo cercavo di praticare e lo facevo anche quando ero all’estero per lavoro.


Nel 2001, a seguito di un brutto incidente, ho rischiato l’amputazione di un braccio, i medici hanno tentato di salvarlo, avvisandomi però che sarebbe rimasto inerte, per cui tanto valeva amputarlo. Quando ho capito la gravità della situazione, la prima cosa che ho pensato è stata “come farò a praticare Bikram?!”. Non ho mai pensato che il mio braccio non si sarebbe ripreso. Rifiutavo di accettare l’idea di perdere l’uso del braccio. Quando, dopo l’intervento, il dolore diventava insopportabile facevo pratica nella mia mente, mi concentravo sul Pranayama, mi visualizzavo che praticavo. La forza mentale mi ha aiutato tantissimo. Dopo 10 giorni i medici mi hanno dimessa increduli, perché cominciavo già a muovere le dita e i nervi cominciavano a “ripararsi”. Il chirurgo, anche nei controlli successivi, non riusciva a crederci, non sapeva spiegarsi questa cosa. Praticavo usando solo un braccio e piano piano ho ripreso l’uso dell’altro, ancora adesso faccio fatica con il braccio leso perché c’è il chiodo che mi blocca, ma non mi sono mai arresa.


Difficoltà all’inizio:

Anche se ero una sportiva, non capivo come mai questa pratica fosse così difficile e snervante. Durante le lezioni avevo difficoltà a guardarmi, ad accettarmi nello specchio e problemi con la respirazione perché sono asmatica. Se pratico costantemente non ho più problemi con l’asma e nel tempo ho superato anche un’aritmia cardiaca. Il mio obiettivo è vivere il più a lungo possibile senza medicine: sono convinta che il corpo riesce anche con la sola forza mentale a non ammalarsi e nel caso a riaggiustarsi per guarire più in fretta. Per me Bikram Yoga è una specie di “health insurance” che richiede disciplina, stabilità, ma nonostante tante difficoltà e le tentazioni della vita, mi tiene sempre sulla dritta via, infondendomi una calma psicofisica per affrontare qualsiasi cosa nel miglior modo possibile. La ritenzione idrica quando pratico se ne va, lo stress che mi teneva sveglia la notte sparisce, la pelle è purificata, il dolore cronico alla schiena viene eliminato, insomma sono state tante le cose che man mano mi facevano capire che questa pratica non è solo una semplice attività fisica. Dopo la lezione i problemi sembrano dettagli superabili, esco dalla sala positiva, obiettiva, lucida, ricaricata. Con la pratica costante di Bikram ho superato anche l’emicrania cronica legata allo stress da lavoro che mi tormentava da una vita.


Nel mio lavoro era molto importante mantenersi in linea, Bikram è l’unica attività che mi dà sempre risultati costanti e mi fa sentire meno gonfia, il metabolismo è più attivo. La pratica costante di Bikram ti cambia la forma del corpo, impari ad accettarti, a lavorare su di te senza ossessionarti. Per me, che venivo da un mondo che punta solo sull’aspetto esteriore, è stata una liberazione.


Con il tempo e la pratica costante ti rendi consapevole che nel tappetino ci sei solo tu a migliorare la tua vita, responsabile per te, nessuno può dirti quello che devi fare, tutto quello che vuoi dipende da te, devi trovare il modo dentro di te per capire cosa vuoi e che puoi andare a prenderlo o aspettare il momento giusto. Senza sentirti sempre sotto pressione. Impari ad andare oltre anche ai tuoi difetti fisici, alle imperfezioni. Ti crea una calma interiore che diventa la tua normalità, anche gli altri ti percepiscono diverso. Se, invece, interrompi la pratica, rischi di tornare a sentirti come prima e, secondo me, è in questi momenti di “regressione” che senti ancora di più il beneficio di una pratica costante. È come con la persona che ami, quando te ne allontani ne senti la mancanza e capisci quanto era importante per te.


Tornando al mio percorso personale, con il passare degli anni sentivo sempre più il contrasto tra la carriera, che era diventata la mia vita, e Bikram Yoga: sentivo sempre più la necessità di passare dall’altra parte, di dedicare la mia vita allo yoga, ma dalla prima sensazione nel ‘98 a quando poi l’ho fatto veramente sono passati 16 anni!


Sono venuta in Italia lavorando nel Corporate per vivere una vita più sana, incentrata su “slow food”, mare, montagne, sulla pratica. Nel frattempo mi sono imbattuta nella pagina in costruzione del sito internet dello studio di Bikram Yoga People a Padova che era in fase di apertura, dove Enrico Di Bernardo diceva “se siete interessati contattatemi” e gli ho scritto SUBITO che ero seriamente interessata, così abbiamo instaurato una “Internet relationship” e durante lo sviluppo del progetto di Padova eravamo in contatto. Per me questo è stato uno sviluppo fondamentale...mi sembrava un miracolo, o forse il destino! Non vedevo l’ora di potere godermi di nuovo il grande lusso di avere uno studio di Bikram Yoga vicino a casa!

Facevo sempre passi importanti per allontanarmi dal mondo del Corporate reinventandomi una nuova carriera per poter dare spazio allo yoga. Ho svuotato la mia vita per minimizzarla con un “down-grading” enorme. Ho adottato uno stile di vita più semplice, meno “jet-set”, mi sono trasferita ad Arquà Petrarca in mezzo agli alberi.


Fisicamente per me è difficile praticare: non ho una pratica esteticamente perfetta e ho impiegato tanto tempo a decidermi ad andare a prendere la certificazione. Tuttavia, ho imparato che lo yoga non è la posa perfetta, ma il modo corretto è dare il meglio con quello che hai. Mi ero lasciata “handicappare” da tutti i miei problemi e acciacchi e lo yoga mi ha aiutato, soprattutto a livello mentale. Pensavo “ma il fisico è quello che è”, ma non è sempre così, tanto, tanto, dipende dalla testa, dallo stile di vita. Man mano che capivo questo, sentivo anche che avevo la capacità di diventare insegnante grazie agli ostacoli che avevo superato, al corpo che avevo. Ho potuto vivere su me stessa l’esperienza del credere fermamente in una cosa e nel portarla avanti con costanza. Crederci e non mollare, lavorando su me stessa e fiera di questa cosa, dimostrando anche una certa sensibilità verso le altre persone in difficoltà.


La paura che avevo di non poter fare l’insegnante perché non riesco a fare tutte le pose perfettamente, si è dissolta dal primo giorno al “Teacher Training” dove ho definitivamente avuto la conferma, anche dall’input e l’esperienza diretta di Bikram, che la perfezione di per sé non esiste perché tutti i corpi sono diversi, ognuno ha un proprio vissuto con cui rapportarsi. Non bisogna fare perfettamente le pose, ma capire come farle al nostro meglio e sempre nel modo corretto. Questa è la filosofia di Bikram: fare tutto nel modo corretto, “the right way”, con la massima fiducia nel tuo corpo, con integrità, determinazione e umiltà. Non è importante quanto fai ma COME lo fai, con l’approccio e l’attitudine giusta.


Desideri per il futuro:

Io mi prendo in giro perché ho iniziato ad insegnare a 49 anni e dico ai miei colleghi “non potrete mai liberarvi di me, perché io a 100 anni sarò ancora nella sala calda ad insegnare”. Se vivrò a lungo voglio farlo con Bikram, la pratica è la mia pensione, la mia salute e vorrei praticare ed insegnare fino alla fine, per me le due cose non possono esistere l’una senza l’altra. Il mio scopo è di cercare di aiutare più persone possibile, anche solo per 90 minuti e anche e soprattutto per chi riesce a venire solo poche volte alla settimana, dare tutto quello che ho in quella lezione per aiutarli a comprendersi, a cambiare, a stare meglio. “Trust the process” dice Bikram: lascia spazio alle idee, le certezze arriveranno.


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