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Le testimonianze dei nostri allievi - Eleonora


Postura del cammello

"Carissimi Enrico e Barbara,

lo scorso dicembre ho cominciato a vedere la luce durante il periodo più buio e complesso della mia vita.

Nove mesi di emicrania h24 non responsive quasi a nulla, insonnia, uno stato di ansia e tachicardia perenne. Formicolii al volto, alla lingua, alla testa. Un parasimpatico andato in blackout.

Non riuscivo a fare nulla senza provare emicrania o gli altri sintomi correlati. Non uscivo più con gli amici, non andavo più in montagna, non riuscivo più a portare il mio cane al guinzaglio, a giocare, a correre con lei. Gestire il dolore tutto il giorno mi costava una fatica immensa.

Cercavo di reggere le ore di lavoro e poi il mio corpo doveva cercare di riposare il resto del tempo, senza riuscirci. Non riuscivo a fare nulla senza provare emicrania. Un susseguirsi di terapie inefficaci. Fisioterapisti che mi dicevano che non erano capaci di aiutarmi. Il neurologo che mi seguiva, che mi diceva di non fare sport, nemmeno fisioterapia e di riposare e prendere la terapia. Nessuno che sapesse dirmi come curare questo problema, se ne sarei uscita e quando.

Ma io avevo 31 anni e voglia di vivere. Le settimane e i mesi passavano e io cominciavo ad essere sempre più triste perché mi impegnavo a seguire la terapia e i consigli ma non miglioravo. Anzi.

A settembre pesavo meno di 50kg e stavo cominciando a non reggere più mentalmente il dolore ormai cronico ed ero pervasa da una tensione che non si allentava mai. Nemmeno se riuscivo ad addormentarmi. In quel momento ho conosciuto una dottoressa che finalmente ha dato un nome al mio stare male e mi ha dato dei farmaci che mi consentivano di gestire il dolore. Mi ha detto anche che il mio corpo era perfetto, nessuna anomalia, ma dovevo capire cosa aveva portato i miei muscoli a contrarsi in quel modo, a contrarsi in un modo tale da pizzicare il nervo che mi causava tutti quei disturbi. Dovevo capire cosa mi aveva portato lì e modificare i miei comportamenti. Dovevo imparare ad ascoltare il mio corpo, mi diceva.


La buona notizia era che si poteva guarire, la parte complessa risiedeva nel fatto che dipendesse da me. E io cosa mi avesse portato lì non lo capivo. Ero ancora spaventata e stremata, ma anche speranzosa. Sapevo che dalle difficoltà si esce sempre più forti di prima e tenevo viva questa speranza quando era molto difficile. Tutto era diventato molto difficile. Non immaginavo quando benessere e felicità avrei trovato in fondo al tunnel. E che quel dolore sarebbe stato il regalo più grande potessi ricevere.


Nel frattempo ho conosciuto la medicina cinese, un apporto incredibile alla comprensione della mia problematica e il massofisioterapista più in gamba del mondo.

A metà settembre poi, una ragazza che conosco mi ha parlato per la prima volta di Bikram Yoga.

Avevo provato a fare yoga due volte in passato ma non avevo fatto più di un paio di lezioni, confermando la mia idea che solo uno sport molto adrenalinico era in grado di stancarmi, di mettere in standby un cervello abituato ad andare a mille. Di sfiancare la mia mente. Di calmare la mia iperattività. Però, se il mio corpo stava urlando in quel modo disperato, che cosa sapevo davvero io di cosa aveva bisogno? Quindi ho chiamato Enrico. Ricorderò per sempre quella telefonata. Io con le lacrime agli occhi ed Enrico dall’altra parte che, con la sua voce calma, mi dice che nel mio corpo non c’era nulla che non andasse e nemmeno nella mia anima, solo che avevano bisogno di essere riallineate. Così ho cominciato a praticare.


Sono passati quasi otto mesi da quando ho iniziato a praticare e quello che posso dire è che sto sperimentando una libertà e un benessere che non avevo mai provato prima.

Provo un senso di leggerezza, quiete, gratitudine mixato ad una sensazione di “centratura” mai sperimentata.

Mi sento finalmente dentro le situazioni, non un po’ prima nei ricordi o un po’ dopo nei pensieri riguardo al futuro. Finalmente riesco a godermi i momenti, belli, brutti, anche noiosi. Senza quella perenne tensione.

Ho imparato a sentire il mio corpo. A capire quello di cui ha bisogno e non ignorarlo, senza provare senso di colpa.

La mia testa non va più perennemente a cento all’ora. Ho quintali di forza ed energia. Sono più indulgente con me stessa, ho cominciato ad apprezzarmi e rispettarmi, non abbassando l’asticella o modificando i miei obiettivi, ma dandomi il tempo per raggiungerli, con benevolenza.

L’emicrania con tutti i sintomi correlati sono un ricordo. A volte ritornano a tenermi a mente la lezione che ho appreso con più fatica e dolore, quando si inserisce il pilota automatico. E quando accade li accolgo, perché cambiare atteggiamenti radicati in 32 anni non si fa in un giorno e loro sono il reminder di cui ho ancora bisogno.

Questa lunga mail per ringraziarvi.

Raramente qualche paziente dopo una degenza lunga e complessa torna a salutare, perché spesso se si ricorda qualcosa si preferisce non ritornare in un posto che inevitabilmente è ricollegato al dolore. Ma quando qualcuno ripassa o quando lo fa qualche famigliare, alla fine per noi, è la ricompensa più grande.

Quindi questa mail è per dirvi grazie per come fate il vostro lavoro, perché è il come che fa sempre la differenza.

Ovviamente il mio ringraziamento si estende a Liz, Sandra, Paolo.

Ho deciso di condividere questi pensieri, molto personali, perchè uno dei pensieri che mi ha tenuta in piedi, quando le mie forze mentali erano al limite, era la speranza che la mia esperienza di dolore potesse, magari un giorno, essere di aiuto a qualcun altro.

Sharing is caring."

Eleonora

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